SIGNA Definizioni

  • CON LE OPERE SIGNA MOROSIN APRE L'ARTE DEL FUTURO

    Alcune nuove tecnologie hanno rivoluzionato l’idea di spazio, la visione dell’universo e le espressioni d’arte. Tra queste vi è il modo col quale l’artista italiano Costantino Morosin, fin dal 2002, crea i SIGNA, opere che aprono la strada a un linguaggio d’arte proiettato nel futuro. I SIGNA sono “graffiti tecnoprimitivi” tracciati con tecnologia satellitare su tutta l'estensione spaziale terrestre. Hanno grandezza che varia da pochi metri a migliaia di chilometri. Queste opere site-specific sono visibili e attraversabili dal pubblico nei modi della realtà aumentata, con una app su smartphone. Arte che raggiunge l’individuo o il gruppo nel proprio territorio e lo coinvolge in una Terra senza frontiere.

  • DISEGNI, RITRATTI O ALTRO, FORMATI DA TRACCIATI GEOLOCALIZZATI.

    I miei SIGNA sono opere d'arte di qualsiasi grandezza, disegni, ritratti o altro, formati da tracciati geolocalizzati nel territorio, che creo dal mio studio di Calcata su mappa elettronica e che posso mostrare in ogni luogo della Terra con una App su smartphone.
    Il pubblico entra in contatto con queste opere, da casa o mentre le attraversa viaggiando con qualsiasi mezzo in una qualsiasi città o territorio dove le ho create.

    Si vedono scaricando gratuitamente sul proprio device, da AppStore o Play Store, l'applicazione mobArt app che ho creato con Martin Koppenhoefer.

    Il modo nuovo col quale creo e presento le mie opere SIGNA apre la strada a un nuovo linguaggio d’arte interculturale, fatto di immagini che coprono continenti ed oceani con segni di nuova memoria e che coinvolgono direttamente a casa o in viaggio un pubblico globale.

  • mobART app PER SMARTPHONE MOSTRA LA TUA SCIA FRA LE OPERE SIGNA

    I SIGNA sono disegni geolocalizzati tracciati su tutta l’estensione spaziale terrestre, che l’artista italiano Costantino Morosin crea su mappa elettronica dal suo studio di Calcata e che può mostrare con una App su smartphone, scaricando da AppStore o Play Store, l'applicazione (mobART) che ha creato e poi realizzato con Martin Koppenhoefer.

    Il pubblico vede queste opere da casa sul sito web dedicato, ma le può attraversare con l'App nella modalità della realtà aumentata, viaggiando a piedi o con qualsiasi mezzo, in una qualsiasi città o territorio della Terra, dove le ha disegnate. Morosin ha creato anche grandi ritratti con tracciati geolocalizzati che ancorano i tratti fisionomici del soggetto raffigurato a luoghi di suo interesse.

    Alcuni SIGNA sono dislocati in modo da coinvolgere concentrazioni di pubblico in mobilità, hanno dimensioni proporzionali alla velocità con cui si possono attraversare e vedere. Altri Signa permettono passeggiate immaginarie con incontri improvvisi di opere una dentro l’altra dal macro al micro.

    Al di là degli Eventi che sta proponendo, Morosin pensa di coinvolgere il pubblico abituale mentre tutti i giorni si avvicina o visita alcuni importanti musei come il MAXXI con l’opera “I Passanti” m 452x286; il MOMA con l’opera “Annunciazione” m 500x300 o il BEAU BOURG con l’opera “Messenger”. Sopra e attorno a questi luoghi l'artista italiano ha creato tracciati Signa già ora visibili con smartphone nelle modalità della realtà aumentata. L’app può mostrare, conservare o inviare a una video installazione la scia del pubblico quando attraversa queste opere. I SIGNA  nel contesto di musei, sono parte di figure molto più grandi che coinvolgono il territorio urbano di Roma, Parigi, New York. 

    Gli Eventi comprendono l’esposizione di grandi stampe dirette su composito alluminio e incisioni laser su lastre inox come materializzazioni delle opere SIGNA.

    Fra i quaranta Signa già fruibili sull’app, ci sono quelli che Morosin ha realizzato sull’area dell’ ART DISTRICT 798 di Pechino, su APPLE PARK a Cupertino, alcuni grandi ritratti “MobPortraits” e altri Signa di carattere continentale come quelli sull’intera Europa, Cina, Australia e Oceano Atlantico.

    Il modo nuovo col quale Morosin crea e presenta le sue opere SIGNA apre la strada a un linguaggio d’arte interculturale, fatto immagini che coprono città, continenti ed oceani con segni di nuova memoria che possono coinvolgere direttamente un pubblico globale. Opere e linguaggio Signa sono solo l’inizio di una tendenza che abbatte il confine fra materia e pensiero.  

    Morosin ha presentato il suo lavoro in forma di lecture in alcune Università e creato alcuni Eventi SIGNA in Italia e all’estero. Fin dai primi studi del 2002 Morosin ha protetto il linguaggio SIGNA con successivi depositi al registro del Washington Copyright. Immagini e testi SIGNA sono sotto tutela SIAE/Olaf

  • I SIGNA E L'ATTENZIONE DEL MONDO ACCADEMICO ARTISTICO E SCIENTIFICO

    I SIGNA sono opere d'arte, disegni, ritratti o altro, formati da tracciati geolocalizzati nel territorio, che l’artista veneziano Costantino Morosin crea dal suo studio di Calcata su mappa elettronica e che può mostrare in forma aperta o privata al pubblico globale in tempo reale, con una App.

    Il pubblico li vede da casa o li attraversa viaggiando con qualsiasi mezzo in una qualsiasi città o territorio della Terra dove li ha disegnati. Si vedono* scaricando gratuitamente sul proprio smartphone, da AppStore o Play Store, l'applicazione mobART app che ho creato e poi realizzato con Martin Koppenhoefer.

    Il modo nuovo col quale Morosin crea e presenta le sue opere SIGNA apre la strada a un linguaggio d’arte interculturale, fatto di immagini che coprono continenti ed oceani con segni di nuova memoria e che coinvolgono da vicino un pubblico molto vasto.

    Morosin, che coi cento SIGNA realizzati dal 2002, ha attirato l’attenzione del mondo accademico, vuole con questa App, rivolgersi al pubblico dei musei con una figura femminile che abbraccia i cinque continenti. Il SIGNA WORLD infatti ha tracciati che incontrano quattordici musei che vuole coinvolgere, ciascuno con un SIGNA site-specific dove il pubblico entra a far parte dell'opera con la sua scia di attraversamento. Attorno e sopra a sei di questi quattordici musei Morosin ha già creato una serie di opere Signa già caricate su mobART app.

  • I SIGNA

    Alcune nuove tecnologie hanno rivoluzionato l’idea di spazio, la visione dell’universo e le espressioni d’arte. Tra queste vi è il modo col quale l’artista italiano Costantino Morosin, fin dal 2002, crea i SIGNA, opere che aprono la strada a un linguaggio d’arte proiettato nel futuro.

    I SIGNA sono disegni, o grandi ritratti geolocalizzati, tracciati su mappa elettronica che possono avere piccole o enormi estensioni spaziali.

    Queste opere, che Costantino Morosin crea dal suo studio di Calcata, un borgo medievale vicino a Roma, si possono vedere e attraversare fisicamente a piedi o con qualsiasi mezzo, nelle modalità della realtà aumentata, in ogni luogo della Terra, scaricando da AppStore o Play Store, l’applicazione “mobArt” che Morosin ha concepito e poi sviluppato fra il 2017 e il 2018 con Martin Koppenhoefer.

    L’attraversamento lascia una scia sulla schermata e le velocità di attraversamento sono proporzionali alle dimensioni delle opere. Il pubblico può entrare in contatto con esse, veri e propri graffiti virtuali, da casa o attraversarli viaggiando con qualsiasi mezzo in una qualsiasi città o territorio della Terra dove sono stati “ancorati” dall’artista.

    I SIGNA sono una nuova espressione d’arte, un linguaggio fatto di immagini virtuali che coprono continenti ed oceani. Sono segni di una nuova memoria che possono coinvolgere direttamente e stupire un vasto pubblico a casa o in viaggio.

    I SIGNA sono opere site-specific di estensione locale e globale, tracciati che possono raggiungere singole persone, comunità o istituzioni nei loro luoghi. Nei grandi ritratti SIGNA, Morosin geolocalizza e fonde contenuti tematici a tratti fisionomici.

    Rappresentano un nuovo rapporto fra artista, opera e fruitore, sono opere contemporanee che si avvalgono di nuovi strumenti e nuove tecnologie. Morosin è l’artista creatore di una nuova forma d’arte che coglie il modo contemporaneo di vivere lo spazio senza confini di una umanità in movimento.

    A lato del virtuale, Costantino Morosin realizza stampe SIGNA su composito e SIGNA incisi manualmente su inox con una tecnica elettrochimica basata sull’acqua marina. Rappresentano l’estensione fisica delle opere virtuali che attraversano lo spazio globale e ne riproducono materialmente le immagini.

  • RICONOSCIBILITA' E CARATTERE DEI SIGNA

    Scrive Morosin: Le mie opere Signa sono fortemente caratterizzati da figure costruite con una serie di segmenti rettilinei. Apparentemente semplici rappresentano un alto grado di astrazione.

    Nei Signa una figura, una narrazione, sono rappresentati col minor numero di segmenti possibili sulla soglia della comprensione dell’immagine.

    Quella di rappresentare per segmenti chiusi è una pratica estetica che ho scelto e che, distingue e rende riconoscibile una mia opera Signa. Nasce dal concetto di “recinto”, una fra le prime forme di coscienza umana che ha permesso di rappresentare l’idea del dentro e fuori, del sé, dello spazio.

    È il cervello che trasforma questi segni elementari in informazioni più complesse disponibili per le funzioni cognitive di soggetti di diverse culture ai quali sono dirette le mie opere Signa.

    Queste opere sono pensate per una fruizione in mobilità. Coi Signa infatti ho dovuto progettare anche nuovi comportamenti del pubblico. Ora con mobART app, la gente può vede e attraversare i miei “graffiti orizzontali” a piedi o con ogni altro mezzo, nei modi della realtà aumentata con l’uso del proprio smartphone, in tutti i luoghi della terra dove li ho creati.

    Ho pensato all’ergonomia della schermata come parte non indifferente all’opera, elemento non trascurabile nell’annullamento della distanza fra pensiero e materia, oggetti ambientali reali e tracciati georeferenziati.

    Questi segmenti nella logica del GPS, rappresentavano in origine delle quantità di movimento da un punto A ad un punto B, C, D ecc. Nei Signa questi segmenti georeferenziati non sono più indicazione di percorso ma forme in sé che collego fra loro creando delle figure che includono significati ed intenzioni.

    Queste sequenze di segmenti che misurano da pochi metri a migliaia di chilometri sono generate ed ancorate a elementi fisici del paesaggio, a luoghi della storia dell’attività umana a edifici, musei, gallerie che voglio attrarre nelle opere Signa. O semplicemente a località con loro toponimi tratte da ricordi o mie emozioni o fantasie.

    Una sorta di soprascrizione personale sulla realtà e sui luoghi che occupa. I Signa infatti possono essere considerati dei graffiti tracciati non su un supporto fisico ma sul supporto immateriale culturale di un luogo.

    Tracciati Signa, possono dare vita a immagini e storia anche dove, mancando riferimenti fisici o toponomastici, storia non c’è o non appare, come negli oceani, nelle steppe, nei deserti, nello spazio interplanetario.

    Coi Signa posso creare forme in remoto che si raggiungeranno poi. In questo senso il linguaggio Signa permette di disegnare dentro al futuro. Ed è con un altro atto primigenio, quello dell’attraversamento del luogo e la scia che ciascuno produce con questa action, che il pubblico entra a far parte dell'opera Signa.

  • mobART app: QUESTA NUOVA APPLICAZIONE PER SMARTPHONE.

    mobART app nasce dall'interesse dell’artista italiano Costantino Morosin per l'evoluzione dei linguaggi e degli strumenti e da recenti tecnologie che hanno rivoluzionato l’idea di spazio, la visione dell’universo e le espressioni d’arte.

    Morosin chiama Signa le sue creazioni nate da un nuovo linguaggio proiettato nel futuro con sviluppi social, che fin dal 2002 ha protetto con diversi depositi al registro del Washington Copyright. L’app che Morosin ha concepito e poi realizzata fra il 2017 e il 2018 con Martin Koppenhoefer permette la fruizione globale delle opere Signa.

    Il pubblico, nelle modalità della realtà aumentata, vede nel proprio smartphone le opere che sta attraversando sulle quali lascia la scia del proprio passaggio a piedi o con qualsiasi mezzo anche aereo. Questo avviene in ogni luogo della Terra dove Morosin ha creato queste sue opere site-specific.

    Ora le opere Signa caricate sull’App sono circa 40 con dimensione che vanno da pochi metri a migliaia di km, pensate con grandezze in rapporto alla velocità di fruizione.

    I soggetti delle opere Signa comprendono “mobPortrait” che ancorano i tratti somatici del committente a luoghi geolocalizzati prescelti.

    Molti Signa sono ancorati a musei perché è questo pubblico che Morosin vuole per primo coinvolgere con le sue opere e con events site-specific.

    Oltre alla fruizione nello spazio reale con modalità della realtà aumentata, i Signa hanno una versione fotografica a stampa diretta su composito alluminio e a incisione elettrochimica su lamina di acciaio inox dove Morosin interviene manualmente.

    mobART app: arte fruita in mobilità, dove “mob” è una parte della parola mobility. Il termine SIGNA è il plurale della parola latina signum che significa segno, nome che Morosin ha dato alle sue opere formate da tracciati geolocalizzati che realizza su tutta l'estensione spaziale terrestre.

    La nascita e lo sviluppo del mio lavoro sul linguaggio SIGNA è testimoniato via via dai depositi al Registro del Washington Copyright cominciati nel 2002, da lectures all’Università di Roma La Sapienza e da eventi d’arte in Italia e in Portogallo, prima dell’app “mobArt” su smartphone che ho realizzato col supporto tecnico di Martin Koppenhoefer fra il 2017/18 e che sto ora lanciando proponendo degli eventi che coinvolgono il pubblico dei musei, con un vero fatto nuovo nel panorama dell’arte contemporanea.

  • SIGNA mobPortrait

    I SIGNA sono una nuova espressione d’arte basata su disegni geolocalizzatiche l’artista veneziano Costantino Morosin crea e ancora a luoghi che sceglie in tutta l’estensione terrestre: più di cento "graffiti virtuali", ritratti e altro chiamati SIGNA. Si vedono scaricando gratuitamente l'applicazione mobART app sul proprio smartphone, da AppStore o Play Store.

    I Signa sono opere di carattere territorial visibili sullo schermo di qualsiasi device anche in mobilità con l’uso di mobART app che avverte della loro vicinanza e mostra in forma di scia luminosala la posizione di chi le sta attraversano. L’ App contiene anche le piante geolocalizzate di tutte le gallerie d’arte e musei in molte aree del mondo: punti che l’artista, quando si rende possibile, ancorare volentieri alle sue opere.

    L’artista veneziano Costantino Morosin ha concepito e sta lavorando a questo nuovo linguaggio fin dal 2002, trovando riscontro nel mondo accademico, artistico e scientifico e ora assieme a Martin Koppenhoefer, ha realizzato questa App, rivoluzionano il rapporto fra opera, artista, pubblico. Le opere SIGNA e l’App richiedono un progetto di lancio adatto al loro carattere globale e di estrema novità, nonché il coinvolgimento di sponsor ed istituzioni pubbliche e private e dei media.

    Morosin ha realizzato una figura femminile che abbraccia i cinque continenti, con tracciati che attraversano quattordici musei che ora vuole coinvolgere ciascuno con un SIGNA site-specific e action di penetrazione nelle opere da parte del pubblico locale.

    Morosin sta proponendo ad alcuni collezionisti la realizzazione dei loro ritratti mobPortraits. Anche queste, opere georeferenziate Signa che studia e disloca in territori e luoghi significanti concordati col committente, scelti nell’intera estensione spaziale terrestre.

    Questi ritratti si possono vedere e attraversare nelle modalità della realtà aumentata con mobART app in forma privata o pubblica, da casa o mentre li si attraversa in aereo, nave, treno, autovettura, a piedi o godibili in video istallazioni in musei o luoghi di grande frequentazione. Il committente può ottenere anche i relativi studi su carta e le incisioni elettrochimiche su lastre di acciaio con acqua marina, di screenshot ricavati da mobART app.

  • I SIGNA, NUOVA ARTE UNIVERSALE ECOSOSTENIBILE

    La particolare sensibilità dell'artista italiano Costantino Morosin ai temi dell'ecosostenibilità, si origina dall’esperienza della ruralità prima dell’uso massivo delle macchine assorbita nel contesto territoriale della pedemontana veneta negli anni 50, dal contatto e studio di culture arcaiche in centro Africa negli anni 70 e dall’esperienza come fondatore di OPERA BOSCO Museo di Arte nella Natura, negli anni 90.

    L’aver studiato in seguito il rapporto fra strumenti e linguaggi lo ha fatto incontrare indirettamente col concetto di utilità, un termine dai confini sfumati e vasti se, come dice Morosin, " l' ecosostenibilità è l’utilità alla vita di tutti gli esseri sulla Terra nei loro processi di relazione e nella loro possibilità di esistere nel tempo".

    I quattro anni di completa immersione nel bosco della Valle del Treja, nei pressi di Roma a Calcata, negli anni 90, hanno caratterizzato i lavori manuali e concettuali dell’avvio di Opera Bosco Museo Laboratorio di Arte nella Natura, che Morosin ha fondato assieme all’artista Anne Demijttenaere. Questa attività è stata importante per collegare ed elaborare le precedenti esperienze ecologiche. Infatti, fin da questa fase l’artista di origine Veneziana prospetta la necessità dell’uso dell’alta tecnologia in modo non antitetico alla Natura.

    Questa è stata dunque per grandi linee la strada che poi dal 2002 ha portato Morosin all’ espressione d’arte Signa basata sulla geolocalizzazione di grandi disegni territoriali visibili nelle modalità della realtà aumentata, non come completa artificialità e sostituzione del vero ma come modo per viverlo con più intensità e libertà.

    I disegni site specific che Morosin mostra in tutto il mondo con mobART app su smartphone, sono visibili e attraversabili come se si entrasse, si attraversassero o si aggirassero dei corpi solidi. Queste nuove opere d’arte, una sorta di “grandi graffiti orizzontali” si sovrappongono a qualsiasi ambiente naturalistico o antropizzato, senza portare elementi di inquinamento.

    Un’arte con una estensione, presenza e coinvolgimento eccezionali, dal livello locale a quello globale ma con una materialità inesistente che comporta fra l'altro l’assenza dell’imballaggio, del trasporto, l’assenza di costi di assicurazione, di guardia, di istallazione, con costi di conservazione e manutenzione bassi, che comporta molte altre forme di risparmio economico e ambientale. Energie economiche e culturali che possono essere dirette ad atti creativi e non solo conservativi o complementari, dal momento che l’attività di conservazione e protezione di un’opera d’arte è fonte di costi considerevoli soprattutto pensando che queste opere dovrebbero essere conservate per sempre.

    Se la stanza del museo conserva l’opera, la catalogazione conserva l’immagine e l’idea sull’opera. Due aspetti della filiera dell’arte che la realizzazione di opere su supporto elettronico facilitano molto. E cosa porterà con sé l’umano in quello che forse si può chiamare l'alibi della conquista dell’universo: antichi e pesanti oggetti d’arte o strumenti per fare nuova arte a misura del suo modo nuovo di percepire i fenomeni attraverso strumenti e tecnologie? Il Linguaggio d’arte Signa basato sulla possibilità di legare in forma inequivocabile un fenomeno ad un luogo sembra essere nato per questo.

    “La realtà aumentata con la quale mi esprimo, attiene più all’attività cerebrale che a quella fisica, si trova nella strada dell’evoluzione che porta della materia allo spirito ed è nel destino umano”.

    Un’arte quella dei Signa dell’artista Costantino Morosin nata all’inizio del XXI secolo e proiettata con forti valenze in un futuro ecosostenibile.

  • NOTE SULLA SINTASSI SIGNA

    I Signa sono dei disegni che sviluppano vari temi, ma ogni figura ha dei tracciati che prendono significato dai luoghi che toccano e che Morosin ha scelto in funzione di un suo sentire e di una sintassi che attraverso la realtà aumentata, assembla caratteristiche peculiari di altre arti come l’architettura, la scrittura, la danza. Tutto questo con una grandiosa libertà che viene dall’uso della grafica vettoriale che permette di accostare, nelle opere Signa, soggetti con dimensioni che vanno da pochi metri a decine di migliaia di chilometri. Cosa mai possibile prima.

    Morosin, nei suoi Signa inserisce spesso dei disegni uno nell’altro, centinaia sono gli esempi di questo genere, qualche volta non facili da trovare. In particolar modo difficili da trovare sono le sue firme, in qualche caso impossibile, sono firme grandi meno di un centinaio di metri da cercare però in tracciati lunghi centinaia, talvolta migliaia di chilometri. In questo senso, interessanti da scoprire in SIGNA WORLD sono i temi del MEDAGLIONE, al collo della figura femminile, oggetto che si incontra nel mare e nelle penisole di fronte a New York.

  • SIGNA, ELEMENTI NOTAZIONALI TEMATICI GEOREFERENZIATI.

    (Washington Copyright - Costantino Morosin).

     

    I SIGNA sono immagini di carattere estetico costruite con elementi notazionali tematici georeferenziati, in forma di reticolo topo geografico. Il confine di un Comune ad esempio è un reticolo topogeorafico che non si può vedere fisicamente ma esiste concretamente ad esempio dal punto di vista amministrativo, i SIGNA da quello artistico, esistono fisicamente in ogni caso sulla cartografia. I SIGNA sono quadri spaziotemporali che hanno come supporto fisico la cartografia elettronica, sono immagini che si vedono nello smartphone anche quando si attraversano viaggiando. Allo stesso modo di un confine, un SIGNA esiste concretamente nello spazio. Le immagini SIGNA si rapportano a grandezze, fenomeni ed oggetti del paesaggio, su tutta la superficie della terra e del mare col DATUM WGS84. Quando lo spazio ha ancoraggi visuali assenti, scarsi o troppo omogenei per essere controllati dai nostri sensi il linguaggio SIGNA fornisce sistemi di immagini di orientamento, misura e memorizzazione spaziotemporale. Questo può succedere in mare aperto, in pianura, nello spazio planetario, di notte, durante la decelerazione in un atterraggio o allunaggio, nel salvataggio in mare con elicottero. Il paesaggio è formato da una serie di oggetti, fenomeni, grandezze ed informazioni, attraverso le quali la nostra coscienza individuale si ricongiunge all’infinito, all’origine. Così ora i SIGNA possono essere anche definiti paesaggi virtuali georeferenziarti. Con la stessa originale sintassi spaziotemporale usata per la Terra, sto studiando dei SIGNA per la Luna e altre concatenazioni di immagini a più dimensioni da immettere in luoghi remoti dello spazio interplanetario. Orizzonti ed oggetti paesaggistici del nostro pianeta, saranno mossi e ancorati alla velocità relativa delle astronavi o collocati in “luoghi fissi “per poterli incontrare come si incontra un porto o la propria casa coi tratti del paesaggio che la contorna. Le valutazioni e misurazioni che venivano fatte attraverso i nostri sensi ora per lo più sono eseguite da macchine e strumenti elettrici / elettronici che si frappongono fra l’essere umano e la sua percezione dell’infinito.
  • Così una sorta di inconsapevole digiuno percettivo deprime la psiche delle popolazioni che hanno saputo garantirsi un tenore di vita materiale sufficiente ma che hanno delegato a pochi il compito di tenere il cervello acceso. I numeri hanno una forma e le forme sono valutabili dai sensi perché allontanarsi da questo piacere che ha garantito fino ad ora l’evoluzione umana? Percorrendo a ritroso l’algoritmo evolutivo, il sistema di mappatura spaziale nasce con la capacità umana di rappresentare oggetti e fenomeni in forma temporale e spaziale miniaturizzata, con la cognizione del rapporto di scala fra la realtà e la sua rappresentazione. Un particolare momento in questo processo è rappresentato dalla pratica della danza con la quale l’uomo qualche milione di anni fa ha cominciato a rappresentare e a ritracciare su uno spazio ridotto, in scala ridotta, fenomeni che si svolgevano nello spazio molto più ampio del territorio, ad esempio un’azione di caccia o la lotta per la riproduzione. La capacità di rappresentare lo spazio si è evoluta a partire dalla possibilità di prevedere la traiettoria di un oggetto lanciato e prima ancora, nell’animale, dalla possibilità di prevedere il tracciato di un attacco e ancora prima, dalla capacità di coordinare i propri movimenti per allattare, per raggiungere un frutto o per saltare da un ramo ad un altro. Brandire o tirare un oggetto è stata una attività individuale che ha rivoluzionato il rapporto fra l’uomo e ciò che lo circondava, i suoi simili, le sue fonti alimentari. Una lettura di elementi notazionali tematici disseminati nel territorio era il modo olfattivo di individuare gli escrementi prodotti in tempi diversi da diversi animali, una sorta di mappatura non visiva, olfattiva. Segni veri e propri di mappatura come oggi è intesa, cioè l’azione di fissare su un supporto duraturo elementi notazionali all’interno di un sistema di riferimento sono ben evidenti già nella Mappa di Isturitz, databile fra i 10.000 e i 17.000 anni fa, tema che ho trattato nella lecture del 14 marzo 2005 alla PRIMA FACOLTÀ DI ARCHITETTURA, LUDOVICO QUARONI, ROMA, LA SAPIENZA, corso del prof.dr.arch Antonino Saggio, assieme ad altri temi attinenti a forme primordiali di misurazione comparativa e rappresentazione dello spazio nella Preistoria: Il compasso di Magd. Lo stilo ungulato di Otoul. Dalla pigna al sigillo. Danza a Eré. L’arco. Genealogia degli strumenti. Tecniche preistoriche. Link: http://www.nitrosaggio.net/H/Saggio/formazione/IntroMorosin.mov
  • LA MAPPATURA

    Distinguendo l’ordine di apparizione e crescita delle zone del cervello, troveremo che queste si sono formate via via, per gestire i sensi che si sono evoluti come strumenti per sopravvivere in un dato territorio, in un dato recinto ecologico. Chi tra mille incidenti sopravviveva, trasmetteva geneticamente il perché della sua sopravvivenza. La capacità di ricordare, rappresentare, ha portato l’umanità fino ai nostri giorni, la capacità di mappare in ogni scala i fenomeni, gli oggetti e le sensazioni, renderà possibile un ulteriore percorso forse verso le stelle. L’uomo come è, è nato dall' armonia fra spazio e tempo, i suoi sensi sanno cogliere questa armonia: un albero che cresce, un cesto di ciliegie, il gesto per cibarsi, il sole che sorge e tramonta. Come incarnare i nuovi strumenti elettronici e le nuove improvvise cognizioni, come fare in modo che queste protesi si armonizzino rispetto al nostro apparato percettivo, ai comportamenti, ai nostri sentimenti?

    In Mesopotamia fra il 2400-2200 a.C. i Babilonesi rappresentano la loro terra su una tavoletta d’argilla ora conservata al British Museum di Londra. La mappatura terrestre ha la sua prima immagine con Anassimandro di Mileto. La carta di Diacearco nel 300 a.C. imposta le terre emerse attorno al Mediterraneo su un sistema ortogonale. Questa visione si evolve con la carta di Ipparco nel 150 a.C. impostata su un reticolato equidistante e con quella di Tolomeo nel 150 d.C, che ha già come base di riferimento i meridiani e i paralleli in una rappresentazione conica. Poi si definisce attraverso procedimenti scientifico-matematici con la rappresentazione cilindrica conforme di Mercatore nel 1569.

    Con la nascita dell’aviazione molto cambia, viene usata fra il 1920 e il 1940 la aerofotogrammetria che si evolve recentemente nel Telerilevamento aereo e dal satellite. Da parte mia ho studiato e depositato al Washington Copyright un mio originale sistema di riferimento, una proiezione terrestre non ortogonale, che può avere alcuni vantaggi sulle precedenti forme di mappatura della Terra, convinto come sono dell’importanza dei sistemi di tracciamento nella gestione della complessità di fenomeni entropici derivati dall’avvento della comunicazione telematica e dalla facilità di spostamento fisico di persone e di merci nello spazio globale.

  • SPUNTI PER ANALISI

    I SIGNA sono il risultato di un nuovo linguaggio che ho sviluppato anche nella direzione dell’arte dopo che alcune tecnologie legate ai satelliti e nuovi strumenti di massa hanno cambiato i modi di comunicare e la percezione dell’universo. Dietro l’apparente semplicità delle opere Signa si nasconde la fusione fra tecnologia, antropologia, manualità e concettualità, caratteristiche del mio modo di derivare l’atto artistico.

    Nei bozzetti cartacei dell’opera Cina 1, emerge chiaramente come proietto nella fase ideativa delle mie opere SIGNA i processi neurologici della formazione delle immagini nella memoria. L’autoritratto del 1984 che è la base dell’opera - SIGNA Autoritratto 2017 - già anticipava i metodi elettronici di riconoscimento facciale.

    La mia vitalità creativa, ben documentata nell’archivio privato stupisce tanto quanto è stata ignorata. Considero questo un successo, un fatto estremamente positivo che mi ha permesso una sempre maggiore libertà nella creazione. Considero il mercato un disturbo nel rapporto fra arte e qualità dell’esistenza. Con l’applicazione mobArt coinvolgo il pubblico nelle mie opere site-specific, in qualsiasi luogo del mondo.

    Con la realtà virtuale alleggerisco la sostenibilità dell’opera artistica che coi SIGNA non si basa più sulla chimica, la meccanica, la gravità ed altri ostacoli fisici o sulla pesante filiera delle lobby dell’arte. Quando va bene, il sistema permette all’artista di lamentarsi a pagamento e questo vizio toglie all’arte ogni positività.

    L’umanità invece merita un nuovo lungo periodo di pace e rimodellamento dell’ambiente basato sulla creatività di tutti. Il linguaggio Signa è allo stesso tempo strumento e opera in questa nuova direzione.

  • SIGNA, OCCASIONE DI VERITA’ FRA FENOMENO E LUOGO

    Ciò che ha davvero cambiato i rapporti di comunicazione fra la gente negli ultimi decenni è che tecnologie che prima avevano carattere strategico sono diventate di uso comune. Come divenne portatile l’orologio, ora è portatile il telefono, il computer, la telecamera chiusi in un unico oggetto tascabile che permette molte funzioni anche in movimento.

    Sono tecnologie che dipendono direttamente o indirettamente dai satelliti basate su orologi che hanno la  capacità di misurare il tempo in frazioni di miliardesimi di miliardesimi di secondo e di conseguenza anche il movimento e i suoi luoghi.

    La tecnologia satellitare, il GPS può ora rendere nota la posizione di un oggetto o evento in tutta la Terra con l’errore di alcuni centimetri su decine di migliaia di chilometri. Fino al 2002, quando ho cominciato per primo a disegnare su mappa elettronica cose che nulla avevano a che fare con l’utilità, questa tecnologia era usata per disegnare strade, aeroporti, oleodotti, ed era in mano alla categoria degli ingegneri.

    Ho pensato che anche altre forme di creatività potessero crescere assieme a questa tecnologia che ho visto come un vero e proprio nuovo linguaggio, come era stata la geometria, la prospettiva, la fotografia e che intorno alla macchina poteva esserci sentimento. Che anzi, questa visione fuori asse potesse essere utile in senso ampio, come alla fine è l’arte, quando invitando alla bellezza concorre alla preservazione della specie umana e della biodiversità.

    Lo sviluppo esponenziale della capacità di memoria dei computer, l’uso del disegno vettoriale, l’offerta a basso costo e la semplificazione degli strumenti tascabili, mi ha finalmente permesso di proporre la mia arte ad un pubblico globale con una App e ora i miei “graffiti tecnoprimitivi” disegnati su mappa elettronica si possono vedere in forma di realtà aumentata in molti territori e contesti urbani che ho scelto nei cinque continenti.

    Il tracciato sensibile di una mia opera SIGNA è un filo d'Arianna, dentro una realtà globale sovraccarica e confusa. Ho capito la forza e le potenzialità delle tecnologie satellitari e il loro riportare verità fra fenomeno e luogo dopo che i linguaggi grafici, fotografici, cinematografici e televisivi, hanno logorato il concetto del “vero”.

    Credo molto nell’ App che ho creato con Martin dopo una mia lunghissima elaborazione filosofica, tecnologica ed artistica. So che è l’inizio di un percorso che nella globalizzazione avrà risvolti positivi riguardo il pericolo di passività culturale e sociale che questa può ingenerare e credo nella sostanza culturale inclusiva delle mie opere SIGNA.

    La forza del linguaggio SIGNA basato su sole immagini prescinde dalla diversità delle lingue, può esistere senza la diretta dipendenza da internet, può coinvolgere direttamente la gente in un qualsiasi luogo della Terra, ribalta il rapporto fra opera, artista, pubblico, innova la forma di fruizione dell’arte e della comunicazione, unisce i popoli.